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martedì 16 giugno 2015

dall'appello UDI





 “Io in quanto donna non ho patria. 
In quanto donna, la mia patria è il mondo intero”[1].



Siamo con le donne e gli uomini che, singolarmente o in luoghi e associazioni, condividono la necessità di agire per salvare vite umane.
La crescita esponenziale delle guerre sul pianeta dipende da una dissennata politica delle risorse che si fonda sulla non dichiarata decisione di selezionare le vite destinate a fruire del territorio, dell’acqua, dell’aria e della libertà di abitare quest’unica terra che abbiamo a disposizione.


Migranti sono donne e uomini, ma non possiamo dimenticare che, come ognuno/a di noi, sono prima di tutto figlie e figli, nate e nati da un corpo femminile che si fa materno. Che accada per scelta o evento, desiderio o costrizione, il lavoro del diventare madre è a favore della vita perché questa possa compiersi dentro tutto il tempo possibile.

Nessuna/o viene messa/o al mondo per essere preda dei mercanti di morte. 

La condizione umana è già soggetta a malattie, catastrofi, dolore e appare davvero dissennato il fatto che alcuni si dedichino ad aggravare questa condizione che dovrebbe invece unirci insieme per renderla più sopportabile.

Mentre sappiamo che le parole libertà, uguaglianza, responsabilità richiedono un nuovo e più profondo e onesto confronto sociale, sul senso del diritto la qualità della giustizia l’intera esistenza umana, sentiamo che prima di tutto le vite vanno salvate perché sono la nostra comune autentica ricchezza.

Su questo principio non possono esserci tentennamenti e nessuno può mettere condizioni che non siano finalizzate al benessere di tutte e tutti.(...)

Confrontarci con l’emergenza migratoria, che spinge donne e uomini a fuggire guerre penuria e morte verso l’Europa, significa confrontarci con la nostra fragile democrazia: non possiamo salvarla se alziamo barriere che, con il pretesto di proteggere, ci imprigionano nelle oscure fortezze delle nostre paure.

Riprendiamo le parole di Virginia Woolf perché non è con qualche garanzia di pari eredità, con qualche piccolo privilegio da parvenu che il potere patriarcale può conquistare il nostro sostegno al nazionalismo xenofobo e razzista che ha già devastato l’Europa nei secoli passati.
Noi donne siamo state troppo a lungo straniere senza diritti, dentro le nostre stesse case, per non capire il legame profondo tra gli attacchi alla nostra autodeterminazione nelle scelte procreative e di vita, il rinascente sessismo omofobo e il rilancio di arroccamenti identitari affermati con la violenza.

I governi facciano la loro parte perché la parola Europa diventi quella speranza evocata nel buio profondo della guerra come casa comune e accogliente, luogo di libera costruzione del futuro e possibilità di pace.

In questa speranza è riposto il frammento della nostra storia migliore, l’unica nella quale possiamo riconoscerci senza vergogna.


Rosangela Pesenti
UDI. Unione Donne in Italia


[1] Virginia Woolf, Le tre ghinee, La Tartaruga, Milano 1975, La Feltrinelli, Milano 1979, 1987 p. 148

giovedì 11 giugno 2015

David Grossman a Taormina



Incontro con David Grossman il prossimo martedì 23 giugno, ore 19,00
Ingresso libero al San Domenico di Taormina


David Grossman è un attivista e sostenitore della sinistra israeliana, in particolare del Partito Laburista, dai tempi di Yitzhak Rabin, ed è un critico della politica governativa nei confronti dei palestinesi di Gaza e Cisgiordania. Queste posizioni gli attirano da sempre le critiche e le ostilità della destra.

Come gran parte degli israeliani, Grossman ha però sostenuto Israele durante la guerra israelo-libanese del 2006, condotta contro le milizie del partito islamico Hezbollah, ma il 10 agosto 2006, insieme agli autori Amos Oz e Abraham Yehoshua, ha parlato durante una conferenza stampa chiedendo al governo di trovare un accordo per un cessate il fuoco come base per negoziati che portassero a una soluzione concordata, definendo ulteriori azioni militari come "pericolose e controproducenti" ed esprimendo preoccupazione per il governo libanese.
Due giorni dopo, suo figlio Uri, di 20 anni, militare di leva nella guerra in questione, è stato ucciso da un missile anticarro durante un'operazione delle Forze di Difesa Israeliane nel sud del Libano volta a massimizzare quanto ottenuto contro Hezbollah poco prima del cessate il fuoco imposto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite L'impegno di Grossman in favore della pace e del dialogo con arabi e musulmani è di conseguenza aumentato durante gli anni recenti.



I mezzi di comunicazione di massa pongono il singolo in primo piano, lo consacrano persino, incanalandolo sempre più verso se stesso. Anzi, in fin dei conti, esclusivamente verso se stesso: verso i suoi bisogni, i suoi interessi, le sue aspirazioni, le sue passioni. In mille modi, palesi o nascosti, liberano l'individuo da ciò di cui lui è in ogni caso ansioso di liberarsi: la responsabilità verso gli altri per le conseguenze delle sue azioni. E nel momento in cui lo fanno ottenebrano la sua coscienza politica, sociale e morale, lo trasformano in un materiale docile alle manipolazioni da parte di chi controlla i mezzi di comunicazione e di altri. In altre parole lo trasformano in massa. 
 
 David Grossman, da Raccontare una storia per salvare gli uomini



Myriam,
tu non mi conosci e, quando ti scrivo, sembra anche a me di non conoscermi. A dire il vero ho cercato di non scrivere, sono già due giorni che ci provo, ma adesso mi sono arreso.
Ti ho vista l'altro ieri al raduno del liceo. Tu non mi hai notato, stavo in disparte, forse non potevi vedermi. Qualcuno ha pronunciato il tuo nome e alcuni ragazzi ti hanno chiamato "professoressa". Eri con un uomo alto, probabilmente tuo marito. È tutto quello che so di te, ed è forse già troppo. Non spaventarti, non voglio incontrarti e interferire nella tua vita. Vorrei piuttosto che tu accettassi di ricevere delle lettere da me....

David Grossman, Che tu sia per me il coltello, incipit


scrittore ed uomo straordinario

in assoluto tra i miei preferiti

andiamo in gruppo all'incontro?
 

martedì 9 giugno 2015

Ogni caso – Wisława Szymborska


 
per ricordarci che abbiamo responsabilità per noi e per gli altri, che dobbiamo essere vigili e attenti, che dobbiamo aiutare sempre chi ha bisogno di aiuto, 
 
i versi di una grande poetessa
che si chiudono con due cuori che battono insieme




Doveva accadere.
È accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
È accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall’attimo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.


Da questa poesia di Wislawa Szymborska, Benedetta Tobagi ha preso il titolo “Ascolta come mi batte forte il tuo cuore” del suo bel libro, pubblicato da Einaudi, che racconta la vita di Walter Tobagi, suo padre, giornalista del “Corriere della sera” e vittima del terrorismo.


un commento:
Questa poesia vale tutti i bivi, fortuiti o decisi, i capitomboli e le giravolte del destino, gli stupori e le amarezze, spiega le infinite combinazioni imprevedibili e casuali che la vita ci riserva. Dá voce al mistero che la nostra volontà non sa né può spiegare, se non affidando alla fede od alla divina Provvidenza gli imprevisti positivi o catastrofici in cui tutti inciampiamo. Interpreta l'occasione mancata, la fortunata combinazione di eventi, i millimetri che fanno la differenza tra la vita e la morte, spesso nella nostra assoluta inconsapevolezza ed impotenza. Briciole di fronte al caso, Dei nell'illusione di giocare una buona partita grazie alla nostra abilità, tentiamo schemi rassicuranti, ci accoccoliamo nell'idea che se qualcosa ci va dritta è soprattutto grazie alla nostra volontà, parziale verità che non può negare l'imprevedibile, né basta a dirci bravi, salvi, sfortunati.

Perché a me? Ed io ho imparato a capovolgere la domanda: perché a lui, lei? Attraverso il caso, la sottile linea tra sommersi e salvati e mi domando spesso: perché a me è toccata la salvezza ed al compagno di viaggio avverso la fine di ogni speranza? Non è questione di merito, non di volontà, ogni caso, vale per ciascuno, indistintamente e democraticamente, secondo la legge dei grandi e piccoli numeri, quella secondo la quale è probabile che o é rarissimo che. Io mi son trovata spesso nelle code di una campana, dove si calcolano gli eventi impossibili ed è questa poesia a dare un senso logico a quel che logico non è.

 Manuela Terrana

lunedì 25 maggio 2015

le troiane a Giarre



martedì 26 maggio
ore 19,00
Parco Jungo


ingresso libero

martedì 19 maggio 2015

riflessione sulla democrazia

 post di Irene Franco


Il paragone fra Antichità e contemporaneità non deve risolversi necessariamente nella formula, spesso becera espressione di un confronto fine a sé stesso, "ieri meglio di oggi". Il frutto migliore che esso possa generare è, invece, una maggior consapevolezza del tempo in cui viviamo, delle contingenze storiche in cui siamo immersi.

Cos'era la democrazia nell'Antica Atene? Cos'è oggi? Credo che uno spunto di riflessione possa sorgere da queste parole:

"Con l'avvento della democrazia, il numero delle magistrature [...]  (in genere di DURATA ANNUALE E NON RINNOVABILI), ad eccezione di poche cariche che richiedono competenze specifiche, come quelle finanziarie e il collegio dei dieci strateghi, la loro assegnazione avviene con il sistema del sorteggio, [...]. Al momento dell'entrata in carica tutti i magistrati sono comunque sottoposti a un esame preliminare (dokimasia) da parte del tribunale popolare, al quale devono altresì presentare un rendiconto del loro operato (euthynai) una volta che il loro mandato è giunto al termine." 
                                                       (M. Corsaro - Luigi Gallo, Le Monnier Università, Firenze 2011)

"Dikomasia" ed "euthynai" trovano dei corrispettivi all'interno del concetto moderno di democrazia?

La durata annuale della carica magistraturale può essere completamente positiva (si impedisce l'accumulazione del potere) o presenta anche dei limiti (legati, ad esempio, all'impossibilità, per i magistrati, di portare a termine dei progetti, di realizzare proposte, di condurre campagne militari che si estendono oltre l'arco di un anno)?

 

lunedì 11 maggio 2015

un'etica per la società tecnologica






Il principio responsabilità

"La responsabilità è la cura per un altro essere quando venga riconosciuta come dovere, diventando “apprensione” nel caso in cui venga minacciata la vulnerabilità di quell’essere. Ma la paura è già racchiusa potenzialmente nella questione originaria da cui ci si può immaginare scaturisca ogni responsabilità attiva: che cosa capiterà a quell’essere, se io non mi prendo cura di lui? Quanto piú oscura risulta la risposta, tanto piú nitidamente delineata è la responsabilità. Quanto piú lontano nel futuro, quanto piú distante dalle proprie gioie e dai propri dolori, quanto meno familiare è nel suo manifestarsi ciò che va temuto, tanto piú la chiarezza dell’immaginazione e la sensibilità emotiva debbono essere mobilitate a quello scopo."




Hans Jonas, Das Prinzip Verantwortung, Insel, Frankfurt/M 1979
(trad. it.: Il principio responsabilità. Un'etica per la civiltà tecnologica, Einaudi, Torino 1990


SUL PRINCIPIO RESPONSABILITA' LEGGI QUI