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venerdì 30 aprile 2021

zoon politikòn e zoon logon èchon: uomo e società secondo Aristotele


dall'Etica alla Politica

video 10'


chiediamo a Emilio Lledó Íñigo, insigne filosofo spagnolo: 


Professor Lledo', le affermazioni di Aristotele "l'uomo è per natura un animale politico" e "l'uomo solo fra gli animali ha il logos" nella loro estrema semplicità ed efficacia sono diventate i termini stessi della nostra comune definizione di uomo.




risponde il professore: 



Il problema è molto interessante perché in effetti, come è stato detto tante volte, il pensiero greco è all'origine del pensiero occidentale, e il vocabolario filosofico dei greci ha influito in modo decisivo sullo sviluppo del vocabolario filosofico posteriore. Tuttavia, questo vocabolario astratto, questo vocabolario della filosofia, ha avuto origine in momenti concreti della storia, in situazioni determinate della società greca. Di conseguenza, qualsiasi evoluzione, qualsiasi sviluppo posteriore di questi concetti è stato, sempre, influenzato e condizionato dall'origine concreta della società che li ha inventati, scoperti e studiati.


E non è strano quindi che Aristotele abbia definito l'uomo, in modo così radicale e deciso, come zoòn politikòn, come animale politico. Un animale esattamente uguale a tutti gli altri animali. Un mammifero che respira, che digerisce, che vede, che sente, che è dotato di sensibilità esattamente come qualsiasi altro mammifero. Ma con una differenza, una differenza essenziale: che deve vivere insieme ad altri, deve vivere in comunità. E' vero che ci sono altri animali - e Aristotele lo rammenta nel medesimo contesto della politica - che vivono in comunità, ma il modo di vivere in comunità di questi animali è un modo gregario - dice Aristotele - mentre l'uomo non vive passivamente in comunità, bensì costruisce la sua comunità, costruisce il suo sistema di relazioni, costruisce un sistema per rivolgersi agli altri, per organizzare gerarchicamente o in condizioni di eguaglianza i suoi rapporti con gli altri. E' perciò importante, in questo senso, ricordare che Aristotele, nella stessa pagina in cui definisce l'uomo come animale politico, come animale che vive in una polis e deve organizzare il suo modo di vivere, lo definisce anche come zoòn lògon èchon, che significa "animale dotato di parola".


E' piuttosto singolare che questa definizione aristotelica dell'uomo, questo zoòn lògon èchon (che significa, traducendo alla lettera, "animale dotato di parola", o per meglio dire: "animale dotato di logos"), abbia dato origine all'altra famosa definizione "l'uomo è un animale razionale". 


Ma non era questo che Aristotele intendeva. Aristotele voleva dire soltanto che, naturalmente, il logos è una lotta per la razionalità. Ma l'uomo non è un essere razionale. E' invece, secondo questa famosa definizione, un essere che parla, che muove la lingua - quella cosa così reale e così fisica che è la lingua - e muovendola produce un suono semantico, dei suoni che creano comunità, che creano polis, che creano uno spazio collettivo.


E' perciò interessante osservare che entrambe le grandi definizioni aristoteliche dell'uomo - animale politico e animale dotato di logos - sono unite, perché sia la politica sia il possedere logos si necessitano reciprocamente. Non esiste politica, non esiste reticolo collettivo, non esiste spazio di intelligenza collettivo, gli uomini non potrebbero vivere in società, vivere in modo comunitario, se non parlassero o, per meglio dire, se non comunicassero fra loro.


Ciò è interessante anche in una società come la nostra. Io credo che se Aristotele, o una mente dotata di capacità sintetiche e analitiche come quella di Aristotele, potesse vivere oggi, potesse analizzare il mondo contemporaneo, rimarrebbe stupita perché, in effetti, si renderebbe conto di come l'uomo, oltre ad essere un animale politico, un animale che ha bisogno di strutturarsi e di vivere in modo strutturato, è essenzialmente un animale dotato di logos, un animale che comunica. 


Noi oggi parliamo di mezzi di comunicazione di massa: è la conferma definitiva del logos aristotelico. Tuttavia, interpretando o ripensando un poco l'ideologia che sottostava alle definizioni di Aristotele, non credo che il filosofo greco sarebbe molto d'accordo con questo nubifragio, questa inondazione di parole, di termini, sui quali non abbiamo il tempo di riflettere e coi quali a mala pena comunichiamo.


Questa abbondanza di mezzi di comunicazione - e la povertà di ciò che viene comunicato, la mancanza di riflessione su ciò che si comunica - possono modificare le condizioni della vita mentale degli uomini e possono condizionare i rapporti umani.

Tuttavia, come dicevo, attraverso i mezzi di comunicazione di massa, con la finzione, la menzogna, col non ricercare la verità, si possono creare false aristocrazie, false democrazie, false oligarchie, false tirannie. In questo modo si può creare una falsificazione della terminologia. Infatti, una delle cose, io credo, più interessanti della cultura greca, e che dai greci abbiamo avuto in eredità, e che Aristotele analizza concretamente nell'Etica Nicomachea e in altre sue pagine, è l'idea di "bene apparente". Ovvero la scoperta che, insieme al perseguimento del bene in quanto tale, essendo il bene qualcosa che ha a che vedere con gli uomini, noi possiamo perseguire un bene apparente, un bene che può non essere altro che una proiezione dei nostri desideri, una proiezione dei nostri interessi o una proiezione del nostro dominio sugli altri. E dunque sarebbe un bene senza vita politica e senza vera virtù.


                                                           esercizio n.1


Rifletti sulle parole del filosofo spagnolo e riassumi il suo messaggio con la tua opinione in proposito in un breve testo dal titolo:

La politicità dell'uomo nella società secondo  Aristotele



esercizio n.2


Concludi riportando in forma schematica, dopo avere ascoltato il video sottostante,   la concezione etico-politica di Aristotele:


  • in che modo le due discipline sono collegate?
  • quale costituzione, e perchè,  è da preferire nello stato governato dal bene e dalla giustizia?
  • quando gli uomini saranno veramente felici?
  • sai individuare le differenze dalla concezione del suo maestro Platone?
  • quale degli aspetti presenti nelle due proposte ritieni applicabile nella società odierna?