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mercoledì 18 dicembre 2019

l'albero cartesiano








l'albero della conoscenza ha radici metafisiche, ma nella mente umana.
Il cogito rappresenta la certezza da cui muove la conoscenza vera




“[…] tutta la filosofia è come un albero, di cui le radici sono la metafisica, il tronco e la fisica i rami che nascono da questo tronco sono tutte le altre scienze, che si riducono a tre principali, cioè la medicina, la meccanica e la morale
(cit. in  C. Esposito, P. Porro, Le avventure della ragione, Laterza, Bari, voil. II, pag. 134)

giovedì 5 dicembre 2019

con Socrate la filosofia entra nell'arte







Socrate, scultura di epoca romana conservata al Museo del Louvre.
Socrate fu il primo filosofo a essere ritratto.
Tutte le altre immagini dei filosofi presocratici sono opere di fantasia.


Con Raffello il Rinascimento ritorna a dare centralità alla filosofia antica. Socrate è qui ricordato come maestro del dialogo






           La morte di Socrate, Jacques Louis David - 1787


Nell'Illuminismo e nell'epoca delle rivoluzioni la razionalità socratica ritorna ad essere
 esempio di virtù civile e fonte di coraggio politico




mercoledì 6 novembre 2019

IL PENDOLO DI FOUCAULT


Il pendolo di Foucault così chiamato in onore del fisico francese Jean Bernard Léon Foucault
fu concepito come esperimento per dimostrare la rotazione della Terra attraverso l'effetto della forza di Coriolis.


Si tratta di un alto pendolo libero di oscillare in ogni direzione per molte ore. 
Il primo pendolo di Foucault fu presentato al pubblico nel 1851, ed era costituito da una sfera di 30 kg sospesa alla cupola del Pantheon di Parigi con un filo lungo 68 m. In un sistema inerziale, avrebbe tracciato linee sempre nella medesima direzione, ma così non fu.
A ogni latitudine della Terra, tranne che lungo la linea dell'equatore, si osserva che il piano di oscillazione del pendolo ruota lentamente. 
Al Polo Nord e al Polo Sud la rotazione avviene in un giorno siderale: il piano di oscillazione si mantiene fermo mentre la Terra ruota, in accordo con la legge del moto di Newton.
Alle altre latitudini il piano di oscillazione ruota con un periodo R inversamente proporzionale al seno della latitudine stessa (α); a 45° la rotazione avviene ogni 1,4 giorni, a 30° ogni 2 giorni e così via:
La rotazione avviene in senso orario nell'emisfero boreale e in senso antiorario nell'emisfero australe. Il concetto può essere difficile da comprendere a fondo, ma ha portato Foucault a ideare nel 1852 il giroscopio. L'asse del rotore del giroscopio segue sempre le stelle fisse; il suo asse di rotazione appare ruotare sempre una volta al giorno a qualunque latitudine.

Il pendolo di Foucault è impegnativo da costruire poiché piccole imprecisioni possono causare errori nell'oscillazione che mascherano l'effetto della rotazione terrestre. La resistenza dell'aria inoltre frena l'oscillazione; per questo motivo nei musei i pendoli incorporano un elettromagnete o altro dispositivo per mantenere in moto il sistema.




la prova nell'Università di Padova


martedì 29 ottobre 2019

logica, filosofia della natura, filosofia dello spirito







LOGICA ONTOLOGICA
pensare=essere
pensieri oggettivi

LOGICA DIALETTICA
principio degli opposti

Tra l’Idea, che conclude la LOGICA, e la FILOSOFIA DELLO SPIRITO, è situata la FILOSOFIA DELLA NATURA, che rappresenta l’“idea fuori di sé”, l’“estraniazione” nel diverso da sé, l’alienazione nella realtà fisica o natura. 

L’approccio hegeliano alla natura è sia di carattere logico/ontologico, in quanto la natura possiede una razionalità intrinseca e costitutiva, sia di carattere epistemologico in quanto le singole scienze che indagano la natura ne organizzano la conoscenza e ne individuano i principi generali. Nella Filosofia della natura, Hegel tratta l’insieme delle scienze naturali del suo tempo, mostrando l’ampiezza davvero imponente delle sue conoscenze in tutti i campi trattati, pur con forzature e interpretazioni a volte discutibili, come nella critica alla teoria di Newton.

La natura è dunque rappresentazione e manifestazione dell’idea ma nella sua forma più bassa e incompleta: è la decadenza dell’idea da se stessa (si riprende il tema della "caduta" dell'anima nel mito platonico della biga alata). 

"Il punto più lontano da Dio"

Infatti l’idea, che in sé è pura e logica, nella natura si trova contaminata dalle dimensioni materiali e temporali ed è assoggettata al divenire. L’idea si disperde nella molteplicità dello spazio e del tempo e, quindi, assume le forme rigide e cristallizzate della natura. 

La natura, in quanto idea fuori di sé, ha la caratteristica precipua della esteriorità ed in quanto tale non mostra nella sua esistenza libertà alcuna; essa è un insieme di necessità, accidentalità e contingenza, di leggi deterministiche e casualità

Ne consegue la natura, sebbene in quanto idea sia in sé divina, tuttavia rispetto alla sua esistenza accidentale ed esteriore non è assolutamente da divinizzare (da qui la contraddizione insoluta): il suo carattere proprio è quello di essere posta, di essere negazione, non ens; la natura è e resta spirituale dunque solo in senso relativo e non assoluto. 

Per rendere comprensibile il passaggio dell’idea alla natura, Hegel, con chiari riferimenti anche alla filosofia di Plotino, che egli conosceva e ammirava, rievoca il concetto di caduta, cioè di perdita di essere nel senso autentico del termine: la natura è idea, ma idea alienata, priva di libertà


Ma perché l’idea, perfetta e compiuta, si infligge questo calvario? La sua unica funzione, per Hegel, sarebbe quella di rappresentare il momento oggettivo e di estraneazione dell’idea, che deve preparare il passaggio alla fase successiva, ossia alla Filosofia dello Spirito. Lo Spirito raggiunge l’autocoscienza e quindi la libertà solo confrontandosi col limite, deve “incarnarsi”. 

La natura trova la sua legittimazione e giustificazione all’interno del sistema hegeliano in quanto Hegel vuole rintracciare in essa la storia dello spirito.
E' antitesi, dunque sede di opposizioni, conflitti.
Solo con il superamento dei suoi limiti, attraverso il bisogno umano di comprendere l'Assoluto, il pensiero transita nello Spirito e qui conquista la piena conoscenza del vero.

L'Assoluto è un risultato

Vero è l'intero
















domenica 29 settembre 2019

orfismo e metempsicosi


“L’orfismo è il più grande fenomeno religioso di carattere mistico che si affacci alla Grecia del sec. VI, in quel secolo così importante per la storia religiosa del mondo, giacché in esso vediamo sorgere Confucio e Lao-Tse in Cina, il Buddha nell’India, Ezechiele tra gli Israeliti, Zarathustra nell’Iran, Pitagora tra gli Elleni”
Nicola Turci, “Le religioni misteriosofiche del mondo antico”,1923 


" I racconti ‘orfici’ che ci sono giunti ritengono che nel corpo dell’uomo ‘abiti’ un’anima immortale, capace sin da ‘viva’ di conoscere il mondo divino da cui proviene e a cui tende a ritornare dopo la Morte. Essi ripercorrono sostanzialmente la via della cosmogonia esiodea. Infatti l’idea di fondo è la stessa: quella che il mondo ‘ordinato’ che noi conosciamo è nato  da un caos originario che si è andato evolvendo verso il mondo attuale.
Per gli orfici tre sono le forze primordiali: la Vita (Zas, da zèn = vivere), il Tempo(Chrόnos) e la Materia (Chtoniè). Sono queste le potenze che ordinano il Mondo, dopo, però, una lotta tra Chronos ed il Serpente del Male, Ophioneus, che è il principio del caos (Orig., C. Celsum, 6, 42, [40]).
Il corpo  ‘racchiude’, ‘vincola’, ‘limita’ un principio spirituale che è di origine divina; è così la ‘tomba’, il ‘carcere’, dell’anima.
L’uomo che vuole conoscere la sua vera natura deve separare la sua coscienza dal corpo e dai suoi bisogni, e per ciò stesso allontanarsi da ogni passione giacché l’essenza di essa è quella di un forza sottile, invisibile ma violenta, capace di sottomettere la coscienza alla sola dimensione materiale, tutta espressa nei bisogni corporei.
Lo spirito non deve essere ‘violentato’ dal corpo.
Per questo la parola ‘passione’ indica il subire violenza ed il soffrire; la libertà interiore, insomma, si ottiene solo con la vittoria del principio spirituale su ogni malvagità ‘titanica’. Di conseguenza vita morale e vita spirituale coincidono.
L’Uomo ha ‘dimenticato’ la sua vera natura nel momento in cui la sua anima è precipitata in un corpo, cioè nella densità e oscurità della Materia: per questo l’unico rimedio possibile è nel Ricordo, nella Memoria.
Si può capire così il senso profondo del gioco di parole tipico dell’orfismo per il quale il corpo soma (σωμα) è anche sèma (σήμα), cioè ‘tomba’.
Da tale tomba l’anima può e deve svincolarsi e ‘risorgere’
Per ‘purificarsi’, cancellare quel peccato originale, l’uomo deve dunque affrancarsi dal corpo, dai suoi limiti, dalle sue passioni, dalla sua cieca e abbrutente concupiscenza.
L’uomo deve vivere una vita ‘pura’, cioè moralmente ispirata al Bene, iniziaticamente volta a riconoscere il seme divino che è in lui.
Ma tale ‘purificazione’ che è anche una ‘liberazione’ dal carcere corporeo non può avvenire, di norma, in una sola esistenza.
L’anima che precipita nel buio della materia per ascendere di nuovo ha bisogno di numerose esistenze.
La metempsicosi è inevitabile ma deve essere intesa come un cammino che può volgere ad una meta positiva poiché la liberazione, quando viene conseguita compiutamente, solleva l’anima alla Gioia Suprema propria dell’uomo che conquista la condizione degli dèi: quella della Immortalità e della Felicità.
In Terra solo l’iniziato può ‘indiarsi’ ed avere, nell’estasi, cioè quando l’anima riesce ad uscire dal corpo, baluginii di quella Luce.
Tuttavia, solo uscendo radicalmente dal ciclo delle nascite (ho kyklos tès ghenéseos) che procede secondo la ruota del Destino (ho tés Moiras trochόs) egli può riconoscersi ‘Figlio di Dio’".

L'orfismo inserì il dualismo iranico nel quadro del culto dionisiaco. 
Dioniso divenne il principio del bene e i Titani che lo uccisero quello del male. L'uomo, formato dalle ceneri dei Titani, che avevano ucciso e divorato Dioniso, porta in sé un dualismo: il bene, che venne mangiato dai Titani e il male che procede da loro.
Platone recepì dall'orfismo la credenza della reincarnazione, ma rifiutò nel “Simposio” il mito orfico, classificando Orfeo non come un vero amante. Un vero amante si sarebbe dato la morte per scendere nell'Ade dall'amata Euridice, uccisa dal morso di un serpente. La sua morte per mano dei Titani è anti-eroica, perché ha voluto forzare le leggi dell'Ade con l'incantesimo musicale, egli è uno che usa la parola nella ricerca della doxa (la gloria), e non nell'episteme (la conoscenza). Platone accolse il dualismo orfico tra l'anima con il corpo, ma in maniera temperata, non riconduce il corpo ad un principio creatore malvagio, ma ad una condizione di esistenza punitiva per peccati antecedenti, cosa che è presente nell'orfismo, ma, appunto, in aggiunta alla concezione di un corpo proveniente da una realtà malvagia. Ovviamente, il mito di Orfeo che scende nell'Ade era letto dagli orfici come desiderio di forzare i cancelli dell'Ade con l'incanto musicale, che è un potere senza violenza. Tutto fallì perché Orfeo si voltò indietro per vedere se Euridice lo seguiva e così mancò al patto stabilito con il dio Ade presso il quale aveva agito la moglie Persefone, incantata e commossa dal canto di Orfeo.


Con riferimento al Dioniso, dio dell'uva e del vino, nacquero tali culti misterici, che rientrano nell' ambito della religiosità greca, anche se il culto ha origini traciche (nasce nella Tracia).

Il mito di Dioniso è uno dei più ricchi e complessi: secondo una narrazione era figlio di Semele e di Zeus, nato dalle ceneri della madre e portato sull'Olimpo da Zeus. Qui la gelosia di Era, moglie di Zeus, lo fece impazzire e da allora peregrinò nelle regioni dell'Africa e dell'Asia, seguito da satiri e menadi. In questo girovagare incontrò Arianna, abbandonata da Teseo, la sposò e ottenne per lei l'immortalità da Zeus. Infine giunse in Frigia dove la dea Cibele lo iniziò ai misteri.

Secondo un altro racconto, invece, Era, gelosa, incaricò i Titani di ucciderlo e, benché Dioniso si fosse tramutato in toro, quelli portarono a termine l'impresa, concludendola anche con un macabro pasto, ma alcuni resti furono raccolti da Apollo che li pose nel suo tempio a Delfi. Defunto, Dioniso scese agli inferi in cerca della madre Semele, la ricondusse sulla terra e poi sull'Olimpo.

Tutti questi miti della vita di Dioniso spiegano i caratteri della venerazione di questo dio e dei culti che a lui si richiamano. Innanzi tutto Dioniso è visto come dio liberatore dell'energia vitale, colui che torna dall'oltretomba alla vita. Inoltre la follia del dio era rivissuta attraverso l'ebbrezza come mistica esaltazione ed estasi: nelle cerimonie i seguaci (baccanti) addobbati con pelli di animali, incoronati con corone di pampini, danzavano e suonavano al ritmo del ditirambo e al grido di «eueu».
«L'estasi era considerata una sorta di preludio alla partecipazione del fedele allo spirito divino..., gli adoratori erano convinti infatti che "l'ossesso" fosse posseduto dal dio, come fa intendere il verbo enthusiasmein, che significa essere posseduti dal dio». Un altro elemento del culto dionisiaco è l'omofagia, cioè il cibarsi di carni crude di animali, dilaniati a mani nude, anche in questo caso per ricordare la vita del dio e simboleggiare l'unione con lui.