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lunedì 18 novembre 2013

LA REDUCTIO AD ABSURDUM



 che cos'è?

La dimostrazione per assurdo (per cui si usa anche la locuzione latina reductio ad absurdum), nota anche come "ragionamento per assurdo", è un tipo di argomentazione logica in cui, assumendo temporaneamente un' ipotesi, si giunge ad una conclusione assurda
e quindi si dimostra che l'assunto originale deve essere errato.



alla domanda:  
esiste l'essere?

Il Sofista Gorgia così risponde

Se qualcosa esiste, esso deve essere. Noi infatti distinguiamo tre possibilità:
  • "essere"
  • "non essere"
  • "essere" e "non essere" insieme.
Innanzitutto il "non essere" non è. Dunque lo escludiamo.
Ora, se l'"essere" fosse "essere", esso sarebbe:
  • eterno
  • generato
  • eterno e generato insieme.
Ponendo che l'"essere" sia eterno:
  • se è eterno non ha principio
  • se non ha principio è infinito
  • se è infinito nessun luogo può contenerlo
  • se non è in nessun luogo non esiste
Ponendo che l'"essere" sia generato:
  • non può essere generato dal "non essere", poiché questo non è
  • non può essere generato dall'"essere", poiché, se così fosse, esisterebbe già.
Poiché non esistono né l'"essere", né il "non essere", un insieme di "essere" e "non essere" non sarebbe possibile. 

Per questi motivi nulla c'è: 
l'"essere" non esiste.


reductio ad absurdum:
dall'essere al nulla


UNA MAPPA CONCETTUALE SU GORGIA

di Carlo Baldelli, 3 A

domenica 17 novembre 2013

Le scoperte astronomiche di Galileo

con le donne contro la violenza di genere




Il 25 novembre 1960 le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate a colpi e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente. L’assassinio delle sorelle Mirabal, tre dissidenti politiche della Repubblica Dominicana, brutalmente assassinate per ordine del dittatore Trujillo, è ricordato come uno dei più truci della storia dominicana.

Dopo questo tragico evento, che tuttavia non era il primo nè il più efferato contro le donne, con la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica in quel giorno.

Secondo i dati dell’Oms, si stima che in Italia siano 6.743.000 le donne tra i 16 e i 70 anni che sono vittime di abusi fisici o sessuali e circa un milione quelle che hanno subito stupri o tentati stupri. 
Altrettanto allarmante è il dato secondo cui il 33.9% di coloro che subiscono violenza per mano del proprio compagno e il 24% di quante l’hanno subita da un conoscente o da un estraneo non ne parla. Il 14.3% delle donne, secondo il rapporto, è stata vittima di atti di violenza da parte del partner, ma solo il 7% lo ha denunciato. 

In Italia, da gennaio a settembre 2013 sono stati compiuti più di 80 femminicidi (fonte:Rapporto Eures Ansa), nel 2012 sono state uccise più di 100 donne e nel 2011 le vittime sono state 137 (una ogni tre giorni). Le morti avvengono in tutta Italia, non solo in ambienti degradati e le vittime hanno una età media tra i 30 e i 40 anni, così come i loro assassini. 

È una questione nazionale e culturale, la “questione femminile” che rispecchia una situazione del paese  di arretratezza, anche nei rapporti uomo/donna dal momento che le donne vengono uccise proprio in quanto donne.


Con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione e di far conoscere e far arrivare al maggior numero possibile di donne (vittime o testimoni di violenza). In molte città si sono aperti sportelli per l’assistenza alle donne che subiscono violenze e per il prossimo 25 novembre sono previste numerose iniziative da parte di comuni, istituzioni, scuole e associazioni.


Anche il nostro liceo parteciperà lunedì 25 novembre alla manifestazione internazionale con attività e riflessioni.

Segnalate le vostre adesioni tramite questo blog o direttamente alla prof.ssa Maria Grazia Romano


SITI CONSIGLIATI PER DOCUMENTARSI:

http://www.thamaia.org/

http://www.feriteamorte.it/

http://www.ricordatichedevirispondere.it/punti/punto-2-femminicidio/

http://www.zeroviolenzadonne.it/

http://www.sportelloantiviolenza.org/index.php/stereotipi-sulla-violenza-di-genere



le parole che non vorremmo più sentire:

Femminicidio: Uccisione diretta o provocata, eliminazione fisica o annientamento morale della donna e del suo ruolo sociale. [Treccani] 

Femmicidio: Omicidio di donne da parte di uomini, in particolare come conseguenza di mentalità e comportamenti di stampo sessista (e fa parte del femminicidio)

venerdì 15 novembre 2013

tutto è relativo





Cosa significa l'espressione di Protagora 

"l'uomo è misura di tutte le cose, delle cose che sono in quanto sono, delle cose che non sono in quanto non sono?"

Ed in cosa consiste il suo relativismo?


Protagora nacque ad Abdera ma conobbe la sua fortuna ad Atene, dove Pericle, suo estimatore, gli diede l'incarico di scrivere le leggi della colonia di Turi. Purtroppo il suo periodo aureo si interruppe ben presto, quando affermò che non poteva ammettere, secondo logica, l'esistenza degli dei, cosa che gli valse l'esilio in Sicilia. Morì naufragando durante la fuga.

L'opera principale di Protagora si intitola Antilogie, ovvero "discorsi antitetici", dove ad ogni argomento corrisponde il suo contrario, in modo da dimostrare come la verità sia impossibile da raggiungere proprio nell'ambito della ragione stessa (la ragione ha in sé l'errore, per cui è impossibile dimostrare qualsiasi verità razionalmente).


L'uomo è misura di tutte le cose. Non esiste altro criterio per stabilire la verità se non l'esperienza stessa che si pone di fronte in modo diverso a uomini diversi. Solo ciò che i sensi percepiscono è reale, ciò che non percepiscono non esiste. L'uomo è misura di tutte le cose, ovvero, ciò che viene percepito dall'uomo è il solo criterio per giudicare la realtà (e la verità).
Da ciò deriva che non esiste una sola verità, perché lo stesso fenomeno percepito in un certo modo da un uomo, può essere percepito diversamente da un altro, in tal caso entrambi i giudizi costituiscono verità (ad esempio, se un uomo percepisce l'acqua di un fiume come calda, mentre allo stesso tempo e nello stesso luogo un altro uomo la percepisce fredda, entrambi gli uomini hanno ragione).

Il compito del filosofo. Se ogni uomo raggiunge la verità con i propri mezzi (seguendo le proprie percezioni), compito del filosofo non è più la ricerca della verità assoluta, che non esiste, ma quella di aiutare le persone a migliorare l'esposizione delle proprie idee e i propri giudizi, così da predisporli verso un sapere più ampio. Compito del filosofo è quindi quello di elevare l'uomo a livelli di civiltà superiori, non tanto perché costituisca verità nei confronti di civiltà inferiori, ma in quanto l'elevarsi a civiltà superiore conviene in senso utilitarista.


 PROTAGORA


I ragionamenti doppi 

“Passo ora a quelle cose che le città e i popoli ritengono brutte. 
Per esempio, per gli Spartani, che le fanciulle facciano la ginnastica e si esibiscano in pubblico sbracciate e senza tunica; è bello; per gli Ioni, brutto. 
E per quelli, è bello che i fanciulli non apprendano la musica e le lettere; per gli Ioni è brutto non sapere tutte queste cose. 
Presso i Tessali, è bello per una persona prendere i cavalli o i muli dall’armento e domarli, e prendere un bove e sgozzarlo, scuoiarlo e squartarlo; ma in Sicilia è brutto e opera di schiavi. 
Presso i Macedoni si ritiene bello che le fanciulle prima di sposarsi amino e si congiungano con un uomo, e dopo le nozze, brutto; presso i Greci, è brutta l’una e l’altra cosa. 
Presso i Traci, il tatuaggio per le fanciulle è un ornamento; presso gli altri popoli, invece, è una pena che si impone ai colpevoli. […] 
I Persiani reputano bello che anche gli uomini si adornino come le donne, e si congiungano con la figlia, con la madre, con la sorella; per i Greci son cose turpi e contro la legge. 
Presso i Lidi, che le fanciulle si sposino dopo essersi prostituite per denaro, sembra bello; presso i Greci, nessuno le vorrebbe sposare. […] 

E io credo che se si comandasse a tutti gli uomini di riunire in un fascio le cose che ciascun di essi reputa cattive, e poi dopo di togliere dal gruppo quello che ciascun d’essi reputa belle, non ce ne rimarrebbe neppur una , ma tra tutti se le ripiglierebbero tutte. Poiché nessuno la pensa come un altro”.

contro la pena di morte


VIDEO 3'

Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene

1764



        Ma colui che si vede avanti agli occhi un gran numero d’anni, o anche tutto il corso della vita che passerebbe nella schiavitù e nel dolore in faccia a’ suoi concittadini, co’ quali vive libero e sociabile, schiavo di quelle leggi dalle quali era protetto, fa un utile paragone di tutto ciò coll’incertezza dell’esito de’ suoi delitti, colla brevità del tempo di cui ne goderebbe i frutti. L’esempio continuo di quelli che attualmente vede vittime della propria inavvedutezza, gli fa una impressione assai piú forte che non lo spettacolo di un supplicio che lo indurisce piú che non lo corregge.


Non è utile la pena di morte per l’esempio di atrocità che dà agli uomini. Se le passioni o la necessità della guerra hanno insegnato a spargere il sangue umano, le leggi moderatrici della condotta degli uomini non dovrebbono aumentare il fiero esempio, tanto piú funesto quanto la morte legale è data con istudio e con formalità. 
Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio.    


leggere p.39 e p. 69 i capitoli su TORTURA E PENA DI MORTE








Art. 27.
La responsabilità penale è personale.
L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Non è ammessa la pena di morte*.

* (Nota all’art. 27, quarto comma).
Le parole «, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra» sono state soppresse con l’art. 1 della legge costituzionale 2 ottobre 2007, n. 1.


IN ITALIA LA PENA DI MORTE E' STATA CANCELLATA 

SIA DAL CODICE PENALE CHE DALLA COSTITUZIONE





ARTT. 1-9




Articolo 1
Dignità umana
La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata.
 
Articolo 2
Diritto alla vita
1. Ogni individuo ha diritto alla vita.
2. Nessuno può essere condannato alla pena di morte, né giustiziato.

Articolo 4
Proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti
Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti.


L'IMPEGNO DI AMNESTY INTERNATIONAL





 DATI PENA DI MORTE NEL MONDO NEL 2017, 3'





mercoledì 13 novembre 2013

INFINITA’ DEI MONDI



post di Simona Grasso
classe 4 B


Se la Terra è un pianeta che gira attorno al Sole, le stelle che si vedono nelle notti serene e che gli antichi immaginarono attaccate all’ultima parete del mondo, non potrebbero essere immobili Soli circondati dai rispettivi pianeti? Per cui l’Universo, anziché essere composto da un sistema unico, il nostro, non potrebbe ospitare in sé un numero illimitato di stelle-Soli?





Di fronte a questi interrogativi, Giordano Bruno, concepisce un universo privo di distinzioni gerarchiche , composto da infiniti mondi, infinito in estensioni e, in quanto infinito, senza  centro. Secondo Bruno, poiché il mondo è un effetto della potenza di Dio, negare l’infinità dell’universo significherebbe ammettere che la potenza divina è limitata e ciò è secondo lui inaccettabile.
L’universo di Giordano Bruno, per quanto infinito e nuovo, ancora non era l’universo meccanico della scienza e della filosofia moderna, poiché il filosofo era legato alla visione organicistica, finalistica ed animistica di matrice neoplatonica (universo ordinato in cui c’è armonia). 

La natura per lui non era semplicemente una realtà estesa nello spazio e composta da parti in movimento che si aggregavano e urtavano, ma era un infinito organismo animato e vivente, in cui operavano ancora le forme, i principi, le forze e le assenze “qualitative” della tradizione. Quindi la prospettiva attraverso cui il filosofo guardò la realtà naturale fu ancora di tipo qualitativo (le cose considerate dal punto di vista della loro essenza), mentre quelle della scienza moderna sarà una prospettiva esclusivamente quantitativa (le cose considerate solo dal punto di vista dell’estensione e del movimento).


Possiamo trovare delle analogie con il filosofo Democrito, il quale credeva che gli atomi fossero in una perenne caduta libera secondo movimento uniforme. Quindi gli atomi più pesanti avevano una velocità maggiore rispetto a quella degli atomi più leggeri , gli atomi più grandi si urtavano con quelli più piccoli causando degli spostamenti “interatomici”.

 Il moto degli atomi è un volteggio caotico, dove gli atomi più grandi sono al centro e immobili, mentre quelli più piccoli girano intorno a quelli più grandi, sono su delle fasce esterne. 

Inoltre egli credeva che nascano e muoiano infiniti mondi. 
Idea questa, dunque, destinata a ripresentarsi nel tempo nella mente dell'uomo.

lunedì 11 novembre 2013

la rivoluzione scientifica






Ecco finalmente on line il sito realizzato lo scorso anno dall'attuale 5 H


creazione a cura di Miriam Torrisi





L'uomo vitruviano è un disegno di Leonardo da Vinci ( 1452-1519), iniziato nel 1490 e attualmente conservato nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie dell'Accademia di Venezia.

In geometria, le figure da sempre ritenute "perfette" sono il quadrato e il cerchio, tanto che
quadrare il cerchio è stata un'impresa che molti hanno tentato fino all'Ottocento, quando ci si è accorti che tale operazione matematica è impossibile. Ciò che conta, comunque, è che Leonardo vedesse la soluzione del problema proprio nel corpo umano: si legge infatti, in uno scritto di Leonardo riguardo la sua opera:
"Vetruvio architetto mette nella sua opera d'architettura che le misure dell'omo sono dalla natura distribuite in questo modo. Il centro del corpo umano è per natura l’ombelico; infatti, se si sdraia un uomo sul dorso, mani e piedi allargati, e si punta un compasso sul suo ombelico, si toccherà tangenzialmente, descrivendo un cerchio, l’estremità delle dita delle sue mani e dei suoi piedi."

Leonardo è riuscito a costruire, partendo da questo cerchio anche un quadrato (che tocca piedi e mani del suo "uomo vitruviano"). In questo modo, il famoso disegno di Leonardo, che fino ad oggi è sempre stato collocato nell´ ambito dei tradizionali studi sulle proporzione umane, viene a rivelarsi un disegno matematico. La centralità dell'uomo nel pensiero dell'artista è punto focale di quest'opera.