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domenica 13 gennaio 2013

Dove si trova la felicità?





Esiste una formula per raggiungere la felicità? Per dare risposta a questo e agli infiniti  interrogativi che si scatenano indagando sulla questione, il Festival della Scienza quest'anno, dal 17 al 20 gennaio all'Auditorium di Roma, propone una  kermesse con grandi nomi della ricerca scientifica italiana e internazionale, filosofi, storici della scienza, scrittori, esperti. Da Sonam Phuntsho a Mark Williamson, da Amartya Sen a Darrin McMahon, da Gustavo Zagrebelsky a Ezio Mauro, da Shimon Edelman a Paul Bloom. Incontro dopo incontro, il tentativo sarà cercarla, trovare una sede di questa felicità. Il cervello, forse? E quali le formule per conquistarla? Insomma provare a capire se questo pervasivo oggetto dell'indagine umana è il frutto di una reazione chimica, o è qualcosa di più profondo dentro di noi e in che misura il mondo che ci circonda la può influenzare.
Il tema è affascinante e non risparmia nessuno: tutti gli uomini, sosteneva Socrate, agiscono sempre e comunque per raggiungere la felicità, la loro eudaimonia.
In attesa di aggiungere qualcosa a quanto già sia stato detto  fino ad oggi da  filosofi e scienziati per comprendere la formula del vivere felici :-), possiamo iniziare la nostra ricerca con questo


Cosa augurare dunque? Buona ricerca a tutti, il Grande Sogno vi aspetta!

venerdì 11 gennaio 2013

Il rispetto della legge


La democrazia si fonda sullo stato di diritto, cioè sullo stato che respinge il potere arbitrario di uno o di pochi e riconosce solo  una costituzione di leggi.

Non può dunque esistere democrazia senza rispetto della legge.



Così le LEGGI si rivolgevano a Socrate, invitato dai compagni alla fuga dopo la condanna,  nel Critone di Platone

LEGGI: Socrate, guarda ora se diciamo vero, che tu ci fai oltraggio facendo quello che ti disponi a fare. Perché noi che ti abbiamo generato, nutrito ed educato, e abbiamo fatto partecipe te e tutti i cittadini di quei beni che potevamo procurarvi, noi dichiariamo che  chiunque fra gli Ateniesi lo desideri può trasferirsi dove vuole con tutti i suoi beni se, ottenuti tutti i diritti civili e conosciuti gli ordinamenti dello Stato e noi stesse, le LEGGI, non ci trovi di suo gradimento.
Nessuna di noi vieta e impedisce ad alcun di voi Ateniesi di trasferirsi in una colonia, se è scontento di noi e della città, portando con sé le proprie ricchezze.

MA, chi di voi rimane in Atene, accettando il nostro sistema di amministrare la giustizia, egli, diciamo, coi fatti si impegna all’obbedienza di quel che noi  comandiamo; e, non obbedendo, diciamo che egli ci fa TORTO in tre maniere:

la prima, che non ubbidisce a noi che gli abbiamo dato la vita
la seconda, che non ubbidisce a noi che lo abbiamo allevato
la terza, che non ubbidisce dopo che promesso avea di ubbidire, e  non ci persuade dei nostri eventuali errori;  e avendogli proposto benignamente, non già comandato con asprezza, d'osservare tutto ciò che noi ingiungiamo, e lasciato in suo potere o di aprirci gli occhi sui nostri errori o di ubbidire, egli né fa una cosa né l'altra.

SOCRATE: (…) Tutte queste parole, credimi, mi sembra di udire, mio caro Critone, come i Coribanti che dicono di sentire il suono del flauto, ed esse rimangono dentro di me e fanno in modo che io non possa ascoltarne altre. Quindi questo è ciò che ora a me sembra, e se credi di potermi arrecare qualche giovamento convincendomi del contrario, la tua vita sarà sprecata. Tuttavia, parla pure se credi di poter riuscire a qualcosa.

CRITONE: Socrate, io non so proprio cosa dire

SOCRATE: E allora lascia andare, Critone, seguiamo questa via, sulla quale dio ci ha messi


 


BENIGNI PRESENTA SOCRATE

giovedì 10 gennaio 2013

Intelletto e volontà nel raggiungimento del bene


L'uomo considerato non solo nella sua corporeità, ma anche come intelligenza e volontà, è da sempre il soggetto di ogni riflessione etica.


Possono da sole ragione e  conoscenza guidare verso il bene, come riteneva Socrate con il suo "intellettualismo etico"? 
Oppure è fondamentale il ruolo della volontà che guida, costringe, obbliga, secondo "l'etica dell'intenzione" che ci viene indicata  dall'imperativo kantiano?

Riflettiamo sulle due proposte:

Esiste un solo bene, la conoscenza, e un solo male, l'ignoranza.

Socrate, in Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, III sec.


 "Agisci in modo che la volontà, con la sua massima, possa considerarsi come universalmente legislatrice rispetto a se stessa".


I. Kant, Critica della Ragion pratica,1788

mercoledì 9 gennaio 2013

ABOVE US ONLY SKY



Roberto Testa di 3 H mi ha inviato questa sua riflessione sulla Pace. La pubblico quasi integralmente(il testo era molto più lungo ed è stato solo per questo adattato al format del blog), lascio che a parlare sia  la spontaneità del suo sentire, la necessità che lo ha portato a comunicarci  quello che per lui non è solo un pensiero, ma un bisogno esistenziale.

Oggi voglio parlare di una  delle cose più importanti a cui l'uomo possa aspirare:  la pace.

La Pace è quell'unione mondiale e universale che permette di vivere bene, in armonia. La pace non è solo il periodo di non-belligeranza. La Pace, secondo me, è il rispetto tra una persona ed un'altra, tra uno stato e un altro,   Ma per essere in pace con le altre persone, bisogna essere prima in pace con se stessi: bisogna capire se si è un membro valido per la società, per il mondo, e non è facile! Se si riesce, e il risultato è più che positivo, si può andare direttamente alla seconda fase. Se non è positivo, per prima cosa bisogna capire quali problemi interni e psicologici fanno da freno. Certamente uno dei più grossi problemi dell'uomo di sempre, e di oggi in particolare, è la superbia (e la presunzione). Se molte persone fossero più umili capirebbero che da soli non si può fare nulla, e che c'è sempre bisogno dell'aiuto di qualcuno. Forse non sanno che non si può costruire una casa se non ha il muratore, e anche se l'avessero, mancherebbe sempre un ingegnere, un geometra, e poi un idraulico, un elettricista, coloro che producono il cemento, le fabbriche e via dicendo..

Tornando alla pace, una fase ancora più difficile, la seconda, è quella che chiede di essere in sintonia  con le persone che ci stanno accanto ogni giorno: i vicini di casa, i compagni di scuola e di attività, i colleghi, gli insegnanti, i concittadini..se riuscissimo soltanto ad essere in pace, cioè a rispettare e a voler bene ognuno di loro, tutto si risolverebbe. Sono i cittadini che fanno il comune, i comuni che fanno la provincia, le province che fanno le regioni, le regioni che fanno gli stati, gli stati che fanno i continenti, i continenti che fanno il mondo.Sono sicuro che se già cominciassimo da oggi ad aiutare, a rispettare, a volerci bene, tra poco meno di un anno tutto si risolverebbe.

A questo punto ognuno di voi direbbe (giustamente): "Ma è impossibile!". Beh, io vi dico di no; come diceva uno tra i più grandi messaggeri della pace nel mondo, John Lennon, cantante e chitarrista dei "vecchi" Beatles, ma anche poeta, scrittore, rivoluzionario, attivista..: It's easy If you try. E' facile se ci provi. E aggiunge: A dream you dream alone, is only a dream. A dream you dream together is reality. Un sogno che hai da solo è solo un sogno.Un sogno che si ha insieme, è realtà.Inoltre, l'inno alla pace è proprio il suo, ed è anche contro il razzismo..Si chiama Imagine, ed invita l'uomo ad immaginare, ma nello stesso tempo a provare nella realtà quello che si immagina. Dice: "Immagina non ci sia ne' il Paradiso, ne' l'Inferno, Immagina che non ci siano ne' confini, ne' nazioni, ne' religioni, immagina tutte le persone, tutti fratelli, che vivono felicemente condividendo la felicità per tutto il mondo. Forse puoi dire che sono un sognatore, ma be', non sono l'unico".

Questa è la mia filosofia di vita e spero di portarla avanti perchè anche se Lennon è morto nel 1980 (assassinato da un uomo), le sue idee sono arrivate  fortunatamente anche a me. Secondo me l'importante è provarci e non mollare mai, non stancarsi mai perchè prima o poi, qualcuno arriverà e capirà la vera situazione, ma soprattutto, farà capire al mondo intero (John ci ha provato) il vero modo per riavere la pace e provare così uno stato d'animo e una sensazione paradisiaca, tranquilla e serena e con tanto amore e rispetto che non ci saranno più Paradiso e Inferno, ma ci sarà, come dice Lennon, e come è scritto su una targa  nell'aeroporto a lui dedicato:

ABOVE US ONLY SKY. Sopra di noi un unico cielo.

Roberto Testa

martedì 8 gennaio 2013

Il metodo socratico





Aristotele ha attribuito a Socrate la scoperta del concetto e del metodo induttivo, visti come l’essenza del metodo scientifico, sostenendo però al contempo la loro inadeguatezza al trattamento dei problemi dell’etica. In realtà il dialogo socratico ha un profondo valore morale basato sul rispetto dell'interlocutore.


Che cos'è il coraggio?
Scheda con esercizio sulle fasi e l'applicazione del metodo socratico



domenica 6 gennaio 2013

Lavoro e alienazione nell'analisi marxiana





"L'operaio diventa tanto più povero quanto più produce ricchezza, quanto più la sua produzione cresce in potenza e estensione. L'operaio diventa una merce tanto più a buon mercato quanto più crea delle merci"

Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici




"A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (che ne sono soltanto l'espressione giuridica) dentro i quali tali forze per l'innanzi s'erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene. E allora subentra un'epoca di rivoluzione sociale"

Karl Marx, Per la critica dell'economia politica




venerdì 4 gennaio 2013

essere conservatore oggi




 
Viene attribuita a Protagora la formula classica del relativismo "l'uomo misura di tutte le cose, delle cose che sono in quanto sono, delle cose che non sono in quanto non sono". Ed è certamente vero che il filosofo greco intendeva colpire l'assolutismo di Parmenide e liberare il processo della conoscenza dai paletti dell'unica verità indubitabile e intramontabile, inaugurando, suo malgrado, la plurisecolare diatriba tra relativismo ed antirelativismo in ambito teoretico e pratico.
Proprio in questa cornice teoretica e pratica si può leggere l'intervento di Ilvo Diamanti pubblicato oggi su Repubblica sul significato di essere oggi CONSERVATORE. Il termine in sè non è  indicatore assoluto di una posizione retrograda sul piano della conoscenza e dello sviluppo civile, come spesso si ritiene. Il suo uso può essere anzi occasione per ribadire cosa è importante custodire per non cadere nel baratro della nullità e della superfluità di ogni azione o comportamento umano. Per creare civiltà e pensare ad un  futuro umanamente possibile.

"Conservatori. È l'accusa che Mario Monti ha rivolto a Stefano Fassina, Nichi Vendola. E a Susanna Camusso. I quali, da tempo, avevano imputato al Professore, questo stesso peccato capitale. Monti: colpevole di essere un "conservatore". Perché i conservatori, in Italia, sono impopolari. E stigmatizzati. Da sinistra, ma anche da destra. Nessuno che ammetta di esserlo.

Ebbene, vorrei fare coming out. Io sono un conservatore. Non riesco ad ad accettare i sentieri imboccati dal cambiamento. Molti, almeno. Il paesaggio urbano che mi circonda. E mi assedia. La plaga immobiliare che avanza senza regole e senza soste. L'indebolirsi delle relazioni personali e dei legami comunitari. Il declino dei riferimenti di valore  -  perfino di quelli tradizionali. La famiglia ridotta a un centro servizi, a un bunker sotto assedio. La retorica dell'individualismo esibizionista e possessivo. Che ci vuole tutti imprenditori  -  di se stessi. La Rete come unico "spazio" di comunicazione. Gli smartphone che rimpiazzano il dialogo fra persone. I tweet al posto delle parole. La relazione senza empatia. Le persone sparse che parlano  -  e ridono, imprecano, mormorano - da sole.

In tanti intorno a un tavolo, oppure seduti, uno vicino all'altro. Eppure lontani.
Ciascuno per conto proprio, a parlare con altri. In altri luoghi - distanti. Tempi strani, nei quali tanti si sentono "spaesati", perché il "paese" appare un residuo del passato. E la "comunità": un fantasma della tradizione.
Il lavoro senza regole e senza continuità. La flessibilità senza fine e senza un fine. Cioè: la precarietà. La politica senza società, il partito personale, riassunto in un volto e in un'immagine. Dove i consulenti di marketing hanno sostituito i militanti. E al posto delle sezioni si usano i sondaggi (d'altronde, quando si dà la possibilità ai cittadini di esprimersi si recano a milioni, alle urne, di domenica e persino a capodanno).

Insomma: i personaggi, gli interpreti e i luoghi della modernità liquida. Non mi piacciono. Li conosco ma non mi ci riconosco. Magari li subisco  -  in silenzio. Ma preferisco  -  di gran lunga - "conservare" quel che resta: del territorio, della comunità, delle relazioni personali, dell'economia "giusta", della politica come identità. Il "nuovo" come valore in sé non mi attira.

Lo ammetto: sono un conservatore. E ne vado orgoglioso. "

Ilvo Diamanti