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lunedì 2 marzo 2020

i versi di Borges dedicati a Spinoza


il monumento a Spinoza ad Amsterdam



un ateo traboccante di Dio


Dio, ossia la Natura, è per Spinoza ovunque, in noi e nell’universo che ci circonda. 
Il mondo non è creato da un Dio personale e non esiste nessuna Provvidenza. 
Il suo dio non è un surrogato  sofisticato delle divinità adorate dalle religioni positive: a causa della sua essenza impersonale, risulta privo di qualsiasi progetto di governo intelligente del mondo. 

Ma questa assenza non si traduce affatto in disperazione: la solidarietà con la natura che vive in ogni cosa, il sapersi inseriti in una fitta rete di legami causali necessari, la presa di congedo dal finalismo provvidenzialistico offrono al contrario serenità e gioia. 

Per questo l’Etica di Spinoza è oggi più che mai testo di riferimento di ogni pensiero materialista, scientifico e laico.

Remo Bodei


Si parte da Dio per ridare un significato nuovo all’uomo. 
Per capire meglio il senso, ecco che ancora una volta ci viene incontro la poesia. 
Nell’impresa di tradurre in versi il pensiero spinoziano si è già cimentato a suo tempo un altro scrittore illuminato, Jorge Luis Borges, lasciandoci due splendidi ritratti rivelatori.

Baruch Spinoza

L'occaso, caligine d'oro, barbaglia sulla 
finestra. L'assiduo manoscritto
aspetta, già pregno d' infinito.
Qualcuno costruisce Dio nella penombra.
Un uomo genera Dio. È un ebreo
dai tristi occhi e dalla pelle olivastra;
lo trasporta il tempo come trascina il fiume
una foglia nell'acqua che declina.
Non importa. Il mago insiste e scolpisce
Dio con geometria raffinata;
dalla sua debolezza, dal suo nulla,
continua a modellare Dio con la parola.

Il più prodigo amore gli fu concesso,
l'amore che non chiede di essere amato.


occaso= tramonto, ma anche occidente, come luogo del tramonto


SPINOZA

Le traslucide mani dell'ebreo
sfaccettano nella penombra i cristalli
e la sera che muore è paura e freddo.
(Le sere alle sere sono uguali).

Le mani e lo spazio di giacinto
che impallidisce sul confine del Ghetto
quasi non esistono per l'uomo quieto
che sta sognando un chiaro labirinto.

Non lo turba la fama, quel riflesso
di sogni nel sogno di un altro specchio,
né il timoroso amore delle fanciulle.

Libero dalla metafora e dal mito
sfaccetta un arduo cristallo: l'infinita
Mappa di Colui che è tutte le Sue stelle

BORGES LEGGE I SUOI VERSI


SPINOZA

Las traslúcidas manos del judío
labran en la penumbra los cristales
y la tarde que muere es miedo y frío.
(Las tardes a las tardes son iguales.)

Las manos y el espacio de jacinto
que palidece en el confín del Ghetto
casi no existen para el hombre quieto
que está soñando un claro laberinto.

No lo turba la fama, ese reflejo
de sueños en el sueño de otro espejo,
ni el temeroso amor de las doncellas.

Libre de la metáfora y del mito
labra un arduo cristal: el infinito
mapa de Aquel que es todas Sus estrellas.
.



 Jorge Luis Borges








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