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lunedì 15 aprile 2013

L'amicizia come condivisione




post di Roberto Testa
3 H 

Una delle tante facce dell’amicizia è la condivisione. L’amico è la persona con cui dovremmo condividere tutto, a partire dall’aria che respiriamo fino ad arrivare alla nostra stessa vita, anche se è una cosa difficile da dire e ancor di più da realizzare, come afferma Fred Uhlman ne “L’amico ritrovato”: <<Nella mia classe non c'era nessuno che avrebbe potuto rispondere all'idea romantica che avevo dell’amicizia, nessuno che ammirassi davvero o che fosse in grado di comprendere il mio bisogno di fiducia, di lealtà e di abnegazione, nessuno per cui avrei dato volentieri la vita. Ho esitato un po' prima di scrivere che "avrei dato volentieri la vita per un amico", ma anche ora, a trent'anni di distanza, sono convinto che non si trattasse di un esagerazione e che non solo sarei stato pronto a morire per un amico, ma l'avrei fatto quasi con gioia.>>

L’amicizia è far parte di un’altra persona e sentirsi con essa una cosa sola, una sola anima; per cui la condivisione diventa una delle basi principali di questo rapporto, e, a mio parere, una cosa ancor più bella di questa è il dono, il donare. 

Chi, al giorno d’oggi, donerebbe la sua vita per un amico?
Chi avrebbe il coraggio di morire per lui?
E’ raro vedere o sentire qualcosa di simile, infatti, il mio più grande pensiero di un atto d’amicizia così grande è quello di Gesù sulla croce, che si è sacrificato per tutti e ha sofferto per salvare i suoi amici (intese come persone alle quali si vuole bene, in questo caso l’umanità) dal male e dal peccato. Gli aspetti negati, in un certo senso, della condivisione e della donazione, sono la privazione di ogni bene e il possesso di tutto per un fine proprio ed individualistico. 
Cicerone, riprendendo Archita di Taranto (in “De amicitia”), precisa : “Se un uomo salisse in cielo e contemplasse la natura dell’universo e la bellezza degli astri, la meraviglia di tale visione non gli darebbe la gioia più intensa, come dovrebbe, ma quasi un dispiacere, perché non avrebbe nessuno a cui comunicarle”. Quindi si può avere anche tutto, ma se non lo si condivide con nessuno, che motivo si ha di possederlo? E Verga con la figura di Rosso Malpelo (nell’omonima novella) ci mostra un grande atto di donazione, compiuto dal giovane Malpelo nei confronti del dolorante Ranocchio, aggiungerei anche gesto di assistenza nel momento del bisogno : perché alla fine tutto ciò che è ricchezza materiale sparirà dalla nostra vita dopo la morte e non ci rimarrà nulla, se non il ricordo di essere stati egoisti e taccagni, e di non aver reso i nostri amici felici, se così è stato. 
Condividendo, invece, potremo gioire insieme a loro per aver messo qualcosa in comune o per aver donato qualcosa, tralasciando i motivi di quest’ultimo gesto, e quindi essere contenti e soddisfatti di noi stessi.
E poi, una vita senza amici avrebbe motivo di essere vissuta?
Sarebbe una vita piena di egoismo, superbia e solitudine, che sono a mio parere alcuni dei più grandi mali dell’uomo. 
Chi è il vero amico?
Il vero amico, a questo punto, è colui che condivide con te tutto, dai momenti belli a quelli brutti, che condivide con te la sua anima e la sua vita, colui che ti dona tutto quello che ha, colui che fa di tutto semplicemente per vederti felice e che ha fiducia in te, e che quindi crede nel più grande legame che possa esistere, perché non dobbiamo dimenticare che amicizia in primo luogo è amore. 

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